I nuovi farmaci per il trattamento dell’obesità stanno cambiando le possibilità di cura. Ma perdere peso è solo una parte del percorso: migliorare la salute metabolica, preservare la massa muscolare e garantire un’alimentazione equilibrata sono obiettivi altrettanto importanti, e gli unici che poi aiutano davvero nel mantenimento dei risultati sul lungo periodo.
Negli ultimi anni i farmaci agonisti del recettore GLP-1, insieme alle molecole che agiscono su più recettori ormonali, hanno aperto nuove prospettive nella gestione dell’obesità. La loro capacità di ridurre l’appetito, aumentare il senso di sazietà e favorire la perdita di peso da un lato li ha resi un potente alleato nelle patologie metaboliche (diabete e prediabete, dislipidemia), dall’altro ha dato il via a un utilizzo per fini estetici a volte vissuto come “scorciatoia” per perdere anche pochi chili.
Nel nostro lavoro quotidiano, per quanto nella maggior parte dei casi sosteniamo che sia più indicato un percorso di nutrizione e stile di vita, non possiamo certo negare l’utilità (in casi controllati e ben precisi) né il fatto che siano sempre più diffusi.
Ma che cosa succede davvero quando questi farmaci vengono utilizzati nella vita quotidiana? E soprattutto, come accompagnare il trattamento affinché il dimagrimento non si traduca in un’alimentazione insufficiente o in una perdita eccessiva di massa muscolare? In questo articolo vi spiegheremo proprio come lavoriamo nel supporto delle nostre pazienti.
Partiamo dal raccontarvi uno studio inglese pubblicato di recente su Nature Medicine che offre alcuni dati interessanti, e aiuta a mettere a fuoco un aspetto fondamentale: il successo di una terapia non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso il numero indicato dalla bilancia.
Oltre 8.000 donne seguite nella vita reale: che cosa racconta lo studio
La ricerca ha analizzato i risultati di 8.127 donne che hanno iniziato una terapia con farmaci agonisti del recettore GLP-1 attraverso un programma di assistenza digitale nel Regno Unito.
Quasi tutte le partecipanti (il 99,8%) assumevano tirzepatide, una molecola che agisce sia sui recettori GLP-1 sia su quelli GIP. Il programma prevedeva monitoraggio degli esami del sangue, controlli periodici, incontri di supporto e adeguamento della terapia da parte dei professionisti sanitari.
Dopo sei mesi, tra le 7.297 donne con dati disponibili sul peso, la riduzione media era stata di 16,1 kg, pari al 15,5% del peso iniziale.
L’83,1% aveva perso almeno il 10% del peso di partenza, mentre il 22,4% aveva raggiunto una riduzione pari o superiore al 20%.
Sono risultati significativi, ma il dato che merita particolare attenzione riguarda ciò che è successo al metabolismo.
Non conta soltanto quanto peso si perde: migliorano anche i parametri metabolici
Tra le partecipanti che avevano effettuato gli esami di controllo, i ricercatori hanno osservato miglioramenti di diversi indicatori della salute metabolica.
In particolare:
- l’emoglobina glicata (HbA1c), che fornisce informazioni sull’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti, si è ridotta;
- sono diminuiti il colesterolo totale e quello LDL;
- si è osservata una riduzione dei trigliceridi.
Tra le donne che all’inizio presentavano valori di HbA1c nella fascia del diabete, l’84,5% ha raggiunto valori al di sotto della soglia diagnostica dopo sei mesi. Tra quelle con valori compatibili con il prediabete, la percentuale è stata del 96,3%.
Questi risultati vanno interpretati con attenzione: la normalizzazione di un valore di laboratorio non equivale automaticamente alla guarigione dal diabete e richiede una valutazione clinica individuale. Inoltre, lo studio è osservazionale e non permette di stabilire con certezza quanto dei miglioramenti sia attribuibile al farmaco, quanto alla perdita di peso e quanto agli altri elementi del programma.
Resta però un messaggio importante: il valore di una terapia per l’obesità non si misura soltanto dai chili persi, ma anche dall’evoluzione della salute metabolica.
Glicemia, insulino-resistenza, profilo lipidico e altri indicatori possono raccontare molto più della sola variazione del peso corporeo. Per questo il monitoraggio clinico e laboratoristico dovrebbe essere parte integrante del percorso.
Meno fame: un’opportunità, non un motivo per saltare i pasti
Uno degli effetti più evidenti dei farmaci GLP-1 è la riduzione dell’appetito. La sensazione di fame può diminuire, il senso di sazietà può arrivare prima e può diventare più semplice interrompere il pasto senza avvertire il bisogno di continuare a mangiare.
Questo effetto può rappresentare un aiuto importante anche sul piano delle abitudini: per alcune persone diventa più gestibile seguire un piano alimentare strutturato, rispettare porzioni adeguate e ridurre la ricerca continua di cibo.
Ma c’è un rischio da non sottovalutare.
Quando la fame diminuisce molto, si può essere tentati di sfruttare questa condizione per mangiare sempre meno, saltare i pasti o concentrare l’alimentazione in uno o due momenti della giornata, nella convinzione che così il dimagrimento sarà più rapido.
È una strategia che può rivelarsi controproducente.
Avere meno fame non significa avere meno bisogno di nutrienti.
Anche durante un trattamento farmacologico l’organismo continua ad aver bisogno di proteine, carboidrati, grassi essenziali, vitamine, minerali, fibre e acqua. Se l’apporto alimentare diventa troppo basso o sbilanciato, possono comparire stanchezza, debolezza, difficoltà a raggiungere i fabbisogni nutrizionali e una maggiore perdita di massa muscolare.
Inoltre, saltare frequentemente i pasti può rendere più difficile distribuire adeguatamente i nutrienti durante la giornata e può peggiorare la tolleranza alimentare in alcune persone.
La riduzione dell’appetito dovrebbe quindi essere utilizzata come un’opportunità per costruire abitudini più equilibrate e sostenibili, non come un invito a mangiare il meno possibile.
Nausea, reflusso, stitichezza e gonfiore: come cambia l’alimentazione
Durante il trattamento possono comparire effetti collaterali gastrointestinali. Nausea, reflusso, stitichezza, gonfiore e senso di eccessiva pienezza sono tra i disturbi più frequentemente segnalati.
Nello studio inglese, il 62,7% delle partecipanti ha riferito almeno un effetto collaterale durante il follow-up. Questi disturbi possono influenzare la qualità della vita e rendere più difficile alimentarsi in modo adeguato. Per questo è importante non limitarsi a ridurre ulteriormente le quantità di cibo, ma individuare strategie compatibili con la tolleranza individuale.
Alcuni accorgimenti possono essere utili:
In caso di nausea
- preferire porzioni più piccole, distribuite nella giornata;
- mangiare lentamente;
- scegliere la quota di grassi selezionando tra olio evo, avocado, frutta a guscio, pesce azzurro;
- individuare preparazioni funzionali e metodi di cottura meglio tollerati.
Qui alcuni consigli funzionali che possono aiutare in caso di nausea: li abbiamo scritti per la gravidanza ma sono validi in molti casi.
In caso di reflusso
- evitare pasti molto abbondanti;
- non coricarsi subito dopo aver mangiato, ma tenersi in movimento anche con una breve passeggiata;
- osservare se alcuni alimenti o preparazioni peggiorano i sintomi.
In caso di stitichezza
- valutare un apporto adeguato di liquidi: con l’aumento del senso di sazietà si tende anche a bere di meno;
- introdurre fibre in modo graduale, scegliendo quelle meglio tollerate;
- associare movimento quotidiano e regolarità delle abitudini.
- Valutare l’uso di alimenti e rimedi funzionali
In caso di gonfiore
- prestare attenzione alla velocità con cui si mangia;
- valutare quantità e combinazioni degli alimenti, la preparazione e il metodo di cottura;
- osservare la risposta individuale ai diversi alimenti, specialmente quelli che tendono a fermentare.
Non esiste una lista di alimenti da eliminare valida per tutti. Le strategie devono essere adattate ai sintomi e alle condizioni della persona. Se nausea, vomito, dolore addominale o difficoltà ad alimentarsi e idratarsi sono importanti o persistenti, è necessario contattare il medico.
Preservare la massa muscolare durante il dimagrimento
Quando il peso diminuisce rapidamente, non si perde soltanto tessuto adiposo. Anche la massa magra può ridursi, e questo è un aspetto che merita particolare attenzione.
Il tessuto muscolare è fondamentale per la funzionalità, la forza, l’autonomia e la salute metabolica. Una perdita eccessiva può compromettere la composizione corporea e rendere meno favorevole il risultato del dimagrimento nel lungo periodo. Per questo, durante una terapia GLP-1, è importante lavorare su due fronti.
Il primo è l’alimentazione: occorre assicurare un apporto proteico adeguato, distribuito nell’arco della giornata e calibrato sulle caratteristiche individuali. Non basta scegliere occasionalmente un alimento proteico: bisogna verificare che l’apporto complessivo sia sufficiente rispetto ai fabbisogni.
Il secondo è il movimento. Gli esercizi di forza, adattati alle capacità e alle condizioni della persona, sono particolarmente importanti per stimolare e preservare la massa muscolare. L’attività aerobica e il movimento quotidiano completano il programma, contribuendo alla salute cardiovascolare e metabolica.
L’obiettivo non è allenarsi il più possibile, ma trovare una combinazione sostenibile di nutrizione e attività fisica.
Nutrizione funzionale: un piano costruito sulla persona
Durante una terapia farmacologica, le esigenze alimentari possono cambiare. Possono modificarsi la fame, le preferenze, la tolleranza ad alcuni alimenti e la quantità che si riesce a mangiare.
Un piano nutrizionale efficace deve tenerne conto.
Non è sufficiente consegnare uno schema alimentare standard: occorre capire che cosa la persona riesce effettivamente a mangiare, quali alimenti gradisce, quali le provocano fastidio e come organizzare i pasti nella vita quotidiana.
La nutrizione funzionale, in questo contesto, significa lavorare sulla qualità e sull’adeguatezza dell’alimentazione, con scelte mirate alle necessità individuali.
Può essere utile:
- organizzare pasti completi di tutti i nutrienti anche quando le porzioni sono ridotte;
- distribuire le fonti proteiche durante la giornata;
- scegliere carboidrati, grassi e fibre in quantità e combinazioni appropriate;
- individuare preparazioni semplici e appetitose, compatibili con la tolleranza digestiva;
- assicurare un apporto sufficiente di vitamine e minerali;
- monitorare idratazione, regolarità intestinale e cambiamenti della composizione corporea.
Anche l’integrazione può avere un ruolo, ma soltanto quando emerge una necessità specifica. Non tutti coloro che assumono farmaci GLP-1 hanno bisogno di integratori e non esiste un protocollo universale. La scelta deve derivare dalla valutazione dell’alimentazione, della storia clinica e, quando indicato, degli esami.
Il farmaco è uno strumento: il percorso deve essere più ampio
I risultati dello studio inglese mostrano che una terapia farmacologica può accompagnarsi a cambiamenti importanti del peso e dei parametri metabolici. Ma mostrano anche quanto sia rilevante il contesto in cui viene utilizzata.
Le partecipanti erano inserite in un programma che prevedeva monitoraggio, controlli, supporto e adeguamento della terapia. Non si trattava semplicemente di assumere un farmaco senza ulteriori interventi. Il trattamento farmacologico deve essere prescritto e monitorato dal medico, mentre nutrizione e movimento contribuiscono a sostenere la salute durante il percorso.
È importante anche pensare al mantenimento: il dimagrimento non è un traguardo isolato e la gestione del peso non termina quando la bilancia raggiunge il risultato desiderato. Eventuali modifiche o sospensioni della terapia devono essere valutate con il medico, senza iniziative autonome.
Il supporto PCare: prendersi cura della salute durante tutto il percorso
In PCare consideriamo la nutrizione una parte essenziale del percorso di gestione del peso, anche quando è presente un supporto farmacologico.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre ulteriormente le quantità di cibo, ma aiutare la persona a nutrirsi in modo adeguato, gestire gli eventuali disturbi gastrointestinali e preservare la massa muscolare.
Il percorso può comprendere:
- una valutazione nutrizionale personalizzata;
- indicazioni pratiche per organizzare pasti completi e compatibili con l’appetito e la tolleranza individuale;
- strategie alimentari per affrontare nausea, reflusso, stitichezza e gonfiore;
- attenzione all’apporto proteico e alla composizione corporea;
- valutazione dell’eventuale necessità di integrazione;
- supporto nell’individuazione di un’attività fisica adeguata, in particolare per il mantenimento della massa muscolare;
- confronto con le competenze mediche del team, quando necessario.
La terapia farmacologica può offrire un aiuto importante, ma non sostituisce la necessità di prendersi cura dell’alimentazione e dello stile di vita.
Dimagrire è un obiettivo. Migliorare la salute metabolica, preservare la funzionalità e costruire abitudini sostenibili è ciò che permette di dare valore al percorso nel tempo.
dott.ssa Beatrice Mösele