La corsa è spesso associata a dimagrimento, benessere e miglioramento della forma fisica. Ed è vero: si tratta di un’attività aerobica che aumenta il dispendio energetico, supporta la funzione cardiovascolare e contribuisce al tono muscolare.
Tuttavia non per tutti ci sono solo benefici: ci sono situazioni in cui la circolazione delle gambe può risentirne.
In condizioni fisiologiche, la corsa ha un effetto positivo sulla circolazione: favorisce il ritorno venoso, migliora l’ossigenazione dei tessuti e stimola la pompa muscolare del polpaccio, uno dei meccanismi fondamentali per il drenaggio venoso e linfatico degli arti inferiori.
Tuttavia, come sempre in fisiologia, il contesto è determinante. Ci spiega come tutelare la circolazione delle gambe in chi corre la dott.ssa Claudia D’Alessio, fisioterapista e posturologa
Quando la corsa può diventare meno tollerata
In presenza di:
- un sistema venoso o linfatico già affaticato
- in soggetti che presentano fragilità capillare
- sensazione di gambe pesanti
- tendenza alla ritenzione idrica
lo stesso stimolo può essere percepito in modo diverso.
La corsa infatti rappresenta uno stress meccanico ripetuto che, in alcuni casi, può accentuare i sintomi. L’impatto ripetuto del passo e l’aumento della pressione intramuscolare durante la corsa possono infatti favorire una sensazione transitoria di pesantezza o congestione, soprattutto dopo sessioni prolungate o non ben calibrate sul livello individuale.
Non un danno strutturale, ma effetti funzionali che possono frenarci di fronte all’attività fisica nel timore di “fare peggio”.
Il ruolo dell’infiammazione e del carico
In presenza di un tessuto già predisposto a ristagno o infiammazione (per esempio in caso di insufficienza venosa lieve, sedentarietà prolungata o alterazioni del microcircolo), un carico ripetuto e non modulato può rendere più evidente la sintomatologia.
Questo non significa che la corsa debba essere evitata, ma che debba essere adattata.
Come rendere la corsa più “circolatoria-friendly”
In questi casi, l’obiettivo non è eliminare la corsa, ma renderla più efficace e tollerabile attraverso alcune strategie:
- alternare la corsa con fasi di cammino o recupero attivo
- evitare sessioni troppo lunghe e continue, soprattutto all’inizio
- utilizzare scarpe adeguate, che supportino la biomeccanica del passo
- affiancare strategie di decompressione post-allenamento
Tra queste, possono essere utili:
- Esercizi di mobilità della caviglia
- Marcia sul posto sollevando le ginocchia
- Da supini, gambe tese flettere e stendere la punta
- Da sdraiati simulare la pedalata
E anche, se il gonfiore è persistente, tecniche di scarico come il drenaggio manuale.
Anche l’utilizzo di leggins compressivi può essere valutato in alcuni casi specifici, sempre su indicazione professionale. Il mio consiglio solitamente è quello di scegliere per questo scopo leggins leggeri, traspiranti, con una compressione leggerissima e in genere a trama liscia, senza cuciture.
Un approccio integrato
La circolazione degli arti inferiori non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione tra attività fisica, postura, sistema muscolare e stato dei tessuti.
Per questo motivo, all’interno di un approccio multidisciplinare come quello di PCare, l’attività fisica non viene mai considerata in modo isolato, ma inserita in una strategia personalizzata che tenga conto della persona nel suo complesso.
La corsa, quindi, non è né “buona” né “cattiva” per la circolazione: è uno strumento che può essere estremamente utile se calibrato correttamente sul singolo caso, supportati dagli specialisti secondo le esigenze individuali.
dott.ssa Claudia D’Alessio