Pandemia e disturbi alimentari, è emergenza

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Questa settimana è iniziata con la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla 2021, dedicata alla lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare. La giornata nazionale contro i disturbi dell’ alimentazione, giunta alla sua decima ricorrenza, ha ogni anno il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i DCA, i disturbi del comportamento alimentare.

La pandemia ha portato molte e pesanti conseguenze psicologiche, non ultime quelle che riguardano i disturbi del comportamento alimentare. L’isolamento, le lunghe ore in casa, l’ansia e la paura, sono tutti “interruttori” che possono riaccendere vecchi disturbi, aggravarli se presenti, o facilitarne la manifestazione.

I disturbi alimentari

Con il termine Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DNA) parliamo in particolare di Anoressia, Bulimia e Binge Eating Disorder, patologie complesse, multifattoriali che, se non intercettate correttamente e tempestivamente, hanno un impatto importante sugli organi e apparati del corpo umano, potendo causare, in un numero minore di casi, la morte della persona. I dati ufficiali ci dicono che, nel periodo pandemico che stiamo vivendo, l’isolamento sociale, l’inevitabile e prolungata convivenza con i familiari, la sensazione di mancato controllo sulla propria salute e sulle personali scelte di vita stanno favorendo l’aumento dei disturbi alimentari, sia come nuovi esordi, sia come ricadute da una pregressa malattia.

Dca nella pandemia

Un’epidemia nella pandemia. Più 30 per cento: è questo l’incremento medio dei casi di disturbi alimentari nell’ultimo anno (febbraio 2020 – febbraio 2021) rispetto allo stesso periodo 2019-2020, con un abbassamento della fascia di età (13-16 anni) e un aumento delle diagnosi, soprattutto di anoressia nervosa.

Nell’ultimo ann lo spazio, il tempo, il rapporto col cibo e col corpo hanno assunto forme diverse, sono stati ridefiniti. Tutto ciò ha implicato un alto rischio di ricaduta o il peggioramento della gravità del disturbo alimentare, sia per i sentimenti negativi e gli stati d’animo generati dalla quarantena, sia per la carenza di adeguati trattamenti psicologici e psichiatrici che inevitabilmente sono associati ad una malattia pandemica.

Nel periodo di quarantena il soggetto DCA è esposto ai fattori che hanno contribuito ad innescare il disturbo: impossibilità di attività fisica, forzata convivenza con familiari che possono contribuire al mantenimento del disturbo, esposizione a quantità di scorte alimentari, evitamento di esposizione sociale, così come la riduzione di peso incontrollata può esporre tali pazienti a rischi fisici gravi.

Il fattore dell’isolamento sociale, che è una delle prime manifestazione di questa tipologia di pazienti, nel periodo di quarantena non può che andare ad incidere negativamente, prospettando un ritiro dai trattamenti anche successivo alla pandemia.

Sempre più giovani

Nessuna fascia di età è stata risparmiata. Se infatti tra gli adolescenti (maschi e femmine, con un aumento anche nel genere maschile) i casi sono aumentati, si è registrato anche un abbassamento dell’età d’esordio (con casi anche in bambini di 10-11 anni) e una riacutizzazione dei disturbi in età più avanzata (anche dopo i cinquant’anni).

Dicevamo: maschi e femmine. Sì, perché se 10 anni fa nella fascia 12-17 anni era colpito solo l’1% , oggi sono il 20%.

I DCA hanno origini traumatiche e la situazione legata alla pandemia è certamente un trauma per questi ragazzi che si sono ritrovati soli senza amici in una situazione di angoscia e magari di tensioni familiari dovute al lockdown. Sono quindi aumentate. Le richieste di ricovero di minori di 14 anni e il problema in questo momento e anche la difficoltà di reperire posti, in strutture pubbliche, quindi è importante affidarsi a centri specializzati o a terapeuti formatiti, poiché il disturbo alimentare è una patologia che richiede uno studio approfondito e non è da sottovalutare.

I disturbi più frequenti sono bulimia nervosa (abbuffate seguite da vomito o da abuso di lassativi), anoressia nervosa (controllo ossessivo sul cibo ingerito, porzioni e calorie) e binge-eating (abbuffate non compensate e conseguente aumento di peso). Ma non ci sono solo questi disturbi: ortoressia, drunkorexia, vigoressia sono altre facce di questi disturbi, meno noti ma ugualmente insidiosi.

Le cause sono molteplici. Per adolescenti e adulti influisce anche l’impossibilità di fare sport, che può portare in alcuni casi a lasciarsi andare del tutto, in altri a restringere l’introito calorico al massimo per paura di prendere peso senza attività fisica. Nei più giovani (si parla di bambini ancora alle elementari) l’ansia e la paura per questo mondo esterno improvvisamente percepito come ostile porta a sviluppare forme di selettività o rifiuto totale del cibo. E la paura del cibo altro non è che paura del mondo.

I disturbi del comportamento alimentare sono letali?

La mortalità collegata ai dca è molto collegata all’efficienza della rete di assistenza. I Dca prolungati nel tempo portano gravi insufficienze organiche, ma anche il tasso di suicidio è sei volte più alto che nella popolazione normale

I disturbi alimentari non sono mai una scelta. 

Per ulteriori approfondimenti non esitate a contattarci, all’interno del centro PCare ci muoviamo in prima linea per la prevenzione e la cura dei DCA. 

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