Per anni l’abbiamo chiamata PCOS, sindrome dell’ovaio policistico. Oggi questa definizione cambia: la PCOS prende il nome di PMOS – Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome.
Il nuovo nome nasce dalla necessità di descrivere in modo più corretto una condizione complessa, che non riguarda esclusivamente le ovaie e che non è caratterizzata dalla presenza di vere e proprie “cisti ovariche”.
Perché non si parla più di “ovaio policistico”?
Il vecchio nome poteva portare a pensare che il problema fosse principalmente anatomico e localizzato alle ovaie.In realtà, la sindrome può manifestarsi attraverso alterazioni ormonali, metaboliche, riproduttive e cutanee, con caratteristiche molto diverse da una donna all’altra. E non è necessario avere ovaie con aspetto policistico per avere la sindrome.
Il nuovo nome mette quindi in evidenza tre dimensioni:
- Polyendocrine: perché sono coinvolti diversi meccanismi e assi endocrini;
- Metabolic: perché il metabolismo ha un ruolo centrale nella sindrome;
- Ovarian: perché l’apparato riproduttivo e la funzione ovarica rimangono una parte importante del quadro.
È proprio quel “polyendocrine” a rappresentare uno dei cambiamenti più importanti nel modo di interpretare la sindrome.

PMOS: una condizione poliendocrina e metabolica
Parlare di PMOS significa smettere di guardare soltanto all’ovaio e iniziare a considerare l’interazione tra diversi sistemi dell’organismo. Alterazioni nella regolazione degli ormoni sessuali possono infatti accompagnarsi a problematiche metaboliche, come alterazioni della sensibilità insulinica e del controllo della glicemia, oltre a modificazioni del peso e della composizione corporea.
Ma il rapporto è bidirezionale: metabolismo e sistema endocrino dialogano continuamente. Per questo motivo una donna con PMOS può presentare manifestazioni molto differenti: irregolarità del ciclo, difficoltà ovulatorie e riproduttive, acne o irsutismo, variazioni del peso, alterazioni metaboliche. Non esiste quindi un’unica “forma” di PMOS e non esiste una soluzione uguale per tutte.
Perché questo cambia anche il modo di curarla?
Se la PMOS è una condizione che coinvolge più sistemi, anche l’approccio non può essere limitato alla gestione di un singolo sintomo.
Non basta occuparsi del ciclo se esiste anche un problema metabolico.
Non basta parlare di peso se sono presenti alterazioni ormonali.
Non basta concentrarsi sulla fertilità se è necessario intervenire anche sul terreno metabolico.
È necessario ricostruire il quadro complessivo della persona e individuare quali siano, nel suo caso, i principali meccanismi coinvolti, ed è proprio qui che diventa importante un approccio integrato e personalizzato.
L’approccio PCare alla PMOS
In PCare partiamo da questa visione: la PMOS non è soltanto un problema ginecologico. La valutazione deve tenere insieme area ginecologica ed endocrinologica, metabolismo, alimentazione, composizione corporea, attività fisica e stile di vita, quando indicato attraverso il lavoro coordinato dei diversi professionisti. Anche l’alimentazione, quindi, non viene considerata semplicemente come uno strumento per “dimagrire”, ma come una possibile leva per lavorare sul controllo metabolico e sulla risposta ormonale, all’interno di un percorso costruito sulla singola persona.
L’obiettivo non è inseguire il sintomo, ma comprendere le connessioni tra i diversi aspetti della sindrome e intervenire sul quadro nel suo insieme.
Il passaggio da PCOS a PMOS ci ricorda proprio questo: le ovaie sono una parte della storia, non tutta la storia. E conoscere meglio la sindrome significa anche poter costruire percorsi di cura più completi, personalizzati e realmente multidisciplinari.