La dieta antiage: un nuovo studio sull’efficacia dell’alimentazione

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L’invecchiamento è un processo graduale che si verifica nel corso della vita, e si associa a manifestazione fisiche più o meno evidenti. Seppur irreversibile, questo processo può essere rallentato o comunque gestito nel modo più sano possibile, facendo sì che i cambiamenti siano graduali e non abbiano ripercussioni sulla salute globale della persona.

Tra i fattori che possono modulare l’invecchiamento, l’alimentazione ricopre un ruolo centrale. Uno studio recente ha raccolto i risultati di ricerche da tutto il mondo che svelano questo legame e spiegano come modificare i propri modelli nutrizionali è fondamentale per prevenire l’insorgere e lo sviluppo di malattie, aumentare la longevità e, soprattutto, migliorare la qualità della vita e promuovere un invecchiamento sano.

La revisione ha incluso un totale di 36 studi, la maggior parte dei quali è stata condotta in Europa, 9 in Nord America, 6 in Asia e 1 in Australia. La maggior parte degli studi è stata condotta in centri medici accademici. Alcuni di questi studi includevano partecipanti con o a rischio di sviluppare diabete di tipo 2, diabete di tipo 1, malattie cardiovascolari e lieve deterioramento cognitivo.

L’alimentazione antiage: una ricetta per tutti?

Quello che emerge dagli studi sono, sì, alcune regole di base, ma anche che l’alimentazione antiage non può essere uguale per tutti: a seconda delle tendenze patologiche e delle esigenze personali, sono necessari stili alimentari differenti, e c’è chi si giova ad esempio di una dieta ad alto contenuto proteico e chi invece ha più vantaggi con uno stile di vita più allineato alla dieta Mediterranea (quindi con un buon consumo di carboidrati e minore introito di proteine animali),

Si è visto ad esempio come una dieta chetogenica sotto controllo medico possa essere utile per migliorare i biomarcatori di rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2, riducendo l’infiammazione e le eccessive fluttuazioni glicemiche, oltre a prevenire l’invecchiamento cerebrale.

Una dieta tendenzialmente “mediterranea“, con un’assunzione costante e varia di verdure di stagione e la presenza di grassi buoni da olio d’oliva, è stata utile per diminuire in altri casi il rischio di declino cognitivo e, inoltre, l’assunzione giornaliera di catechine del tè verde è stata osservata per migliorare la memoria di lavoro negli adulti.

Una dieta a specifico contenuto antinfiammatorio ha mostrato una riduzione del tasso di accorciamento dei telomeri attraverso il miglioramento dell’attività della telomerasi nelle persone ad alto rischio di rischio cardiovascolare. Al contrario, si è osservato che le diete ricche di alimenti ultra-lavorati e di carni lavorate sono associate a un rischio maggiore di avere telomeri più corti, con un aumento del rischio di cardiopatia ischemica e mortalità.

Gli studi hanno anche indicato che le varianti personalizzate di dieta mediterranea (che è la base della nutrizione funzionale) hanno un impatto positivo sui livelli di glucosio, trigliceridi e insulina nel sangue.

Mantenere una buona salute è fondamentale per un buon (e lento) invecchiamento, ma con numerosi studi disponibili e una miriade di diete e tendenze salutistiche diverse che si contendono l’attenzione, può essere difficile sapere cosa funziona e cosa no – e perché. La ricerca scientifica ha dimostrato che alcune diete sono genericamente più salutari, ma che è sempre importante seguire un’alimentazione personalizzata, ritagliata sulle esigenze di vita e salute della singola persona.

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