La depressione post partum

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In questo momento di isolamento dovuto all’emergenza che stiamo vivendo da Covid19, non bisogna dimenticarsi delle neomamme, e con la nostra psicologa dott.ssa Greta Manfredonia parliamo oggi di un argomento molto delicato ma anche molto attuale, la depressione post partum.

Ricordiamo che presso il centro PCare anche in questo periodo è attivo un percorso di prevenzione della depressione perinatale, con una consulenza gratuita in gravidanzae la somministrazione di un test specifico per riconoscere i segnali di rischio

La nascita di un bambino, tipicamente, viene considerata un evento di ideale felicità, soddisfazione e gioia per i genitori. Il più delle volte è proprio l’ambiente che circonda la neomamma (familiari, amici, compagno) a festeggiare la nascita, dando quasi per scontato che sia pressoché impossibile per una donna che ha avuto da poco un bambino, per di più sano e bello, non essere pienamente felice e in alcuni casi soffrire di depressione post-partum.

In realtà, malgrado il compiacimento e la soddisfazione che spesso accompagnano il periodo della gravidanza, con la nascita del bambino, una donna si trova inevitabilmente a fronteggiare alcuni vissuti emotivi complessi e delicati, e si prepara ad acquisire un nuovo ruolo proprio attraverso l’esperienza dell’essere genitore.

Maternity blues e baby blues – differenze con la depressione post partum

Più spesso di quanto pensiamo, nei primi giorni di vita del bambino la neomamma sperimenta uno stato emotivo di profonda tristezza e affaticamento, il cosiddetto maternity blues, o “sindrome del terzo giorno”. È del tutto normale che in queste settimane iniziali una donna manifesti frequenti sbalzi d’umore e crisi di pianto. Inoltre, questi momenti sono accompagnati anche da ansia, dubbi e preoccupazioni insistenti che possono riguardare la salute del bambino e la sua sopravvivenza: «Sta bene? Cresce bene? È sano?» nonché da timori e incertezze relative alle proprie capacità genitoriali: «Sto facendo bene? Ce la farò?».

Questo si fa difficoltà ad esternarlo poiché il contesto sociale, spesso risponde allo stereotipo secondo cui la maternità sia un evento esclusivamente felice. Di conseguenza, proprio per adeguarsi alle aspettative, in alcuni casi la madre dissimula le sue preoccupazioni, mascherando il suo stato d’animo con un’apparente felicità per la sua nuova condizione.

Questa reazione emotiva, piuttosto comune tra le madri, dura di solito pochi giorni (al rientro a casa), e tende a diminuire spontaneamente e ad andare incontro a un progressivo miglioramento.

Proprio per questa ragione è molto importante che la neomamma possa sentirsi libera di piangere e sfogare i suoi sentimenti, senza doverli reprimere o nascondere. Non bisogna spaventarsi per la voglia di piangere, anzi, è importante poterlo fare, soprattutto con qualcuno accanto che sappia ascoltare, consolare e abbracciare.

In una situazione di normale post parto, che non sia quella attuale che stiamo vivendo, durante la pandemia, è molto importante ricevere il giusto supporto, le persone che sono intorno alla donna (partner, amici, fratelli, sorelle) hanno un ruolo di supporto importante. Alle volte la mamma ha solo bisogno di avere qualcuno accanto che accolga le sue reazioni senza allarmarsi né minimizzarle. La si può sostenere concretamente, ad esempio cucinando per lei o aiutandola nelle faccende di cui momentaneamente non può occuparsi. Inoltre, è meglio non darle consigli, a meno che non siano richiesti, in quanto alimentano i suoi sensi di inadeguatezza: presto la neomamma troverà da sé le proprie strategie.

La depressione post partum

Ma come si manifesta la depressione post-parto? Le madri che ne soffrono sperimentano dei profondi sensi di inadeguatezza e incapacità al punto da sentirsi inutili e vuote, fino a perdere, nei casi più gravi, la motivazione a vivere. I sintomi più comuni sono dei sentimenti intensi di incompetenza, tristezza, vergogna, collera, con difficoltà nel sonno e calo dell’appetito. Spesso questo stato mentale è associato a una maggiore irritabilità e ad altri disturbi somatici, come il mal di testa, nonché a una trascuratezza verso sé stesse (e in alcuni casi verso il bambino). Possono anche essere presenti pensieri insistenti, seppure di breve durata, che ruotano attorno al fare del male al bambino o al farlo cadere.

Alcune donne hanno la sensazione di essere incompetenti e di non riuscire a fare quanto dovrebbero per essere delle “brave madri”; altre, invece, possono percepire il loro bambino come difficile da gestire perché non si adatta ai loro ritmi. Ciò le porta ad abbattersi e a sentirsi intrappolate, sommerse e assorbite completamente dalle richieste del neonato, e sempre più lontane dal mondo in cui vivevano prima della nascita del bambino.

Quali sono i rimedi utili a combattere la depressione post partum?

Innanzitutto occorre evitare l’isolamento e fare in modo che la donna si senta libera di chiedere aiuto, esprimendo i propri timori senza essere stigmatizzata o subire allarmismi. Per fortuna oggi vi è una crescente sensibilizzazione verso questa problematica, tanto che sono nati diversi programmi di sostegno, proposti dalle strutture sanitarie, che offrono varie tipologie di intervento per le mamme e le loro famiglie. In particolare, una fonte di sostegno che consigliamo a tutte le donne nel periodo successivo al parto sono i gruppi post-parto e di sostegno all’allattamento. Questi corsi sono in genere tenuti dalle ostetriche e consentono, oltre al sostegno immediato, anche l’accesso ad altri servizi socio-sanitari, laddove sia necessario un intervento più specifico, che si adatti ai bisogni di ciascuna famiglia.

Il centro pcare offre una consulenza gratuita a chi in questo momento sta vivendo un periodo difficile, post parto, dovuta all’emergenza covid19.

 

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