Quando si parla di tumore al seno, l’attenzione si concentra spesso sulla diagnosi, sull’intervento chirurgico e sulle terapie necessarie per affrontare la malattia. Eppure, per molte donne, il percorso non termina con l’operazione.
La chirurgia rappresenta infatti una tappa importante di un cammino che può proseguire per mesi, talvolta per anni, e che coinvolge non soltanto la guarigione clinica, ma anche il recupero della funzionalità, della mobilità e della qualità della vita.
«Molte pazienti arrivano all’intervento concentrate giustamente sull’aspetto oncologico»,
spiega la massofisioterapista Stella Maris Glowinski, specializzata in riabilitazione oncologica e parte integrante del progetto PCare.
«Spesso però non sono preparate ai cambiamenti che possono interessare il corpo nelle settimane e nei mesi successivi. Per questo è importante conoscere alcuni possibili effetti collaterali e sapere che esistono strumenti per affrontarli».
Cosa succede al corpo dopo un intervento al seno?
Ogni donna vive un’esperienza diversa e non tutte sviluppano le stesse problematiche. Tuttavia, l’intervento chirurgico, soprattutto quando associato a radioterapia, chemioterapia o ricostruzione mammaria, può avere ripercussioni che vanno oltre la semplice cicatrice.
Uno degli aspetti più frequenti riguarda la mobilità della spalla e dell’arto superiore. Dopo l’intervento il corpo tende naturalmente ad assumere una posizione di protezione: le spalle si chiudono in avanti, il braccio viene utilizzato meno e il movimento diventa più limitato.
Si tratta di una risposta comprensibile, ma che nel tempo può favorire rigidità articolari, contratture muscolari e alterazioni della postura.
Anche la posizione mantenuta durante l’intervento chirurgico, il periodo di immobilità successivo e gli eventuali trattamenti radioterapici possono contribuire a rendere più difficili alcuni movimenti quotidiani, come sollevare il braccio, vestirsi o raggiungere oggetti posti in alto.
Sieroma e linfocele: quando il corpo deve riadattarsi
Dopo l’asportazione dei linfonodi ascellari può verificarsi un accumulo di liquido nella zona operata.
Questa raccolta, chiamata sieroma o linfocele, si manifesta generalmente come una sensazione di gonfiore, tensione o fastidio sotto l’ascella. In molti casi tende a risolversi spontaneamente, mentre in altre situazioni può richiedere monitoraggio o trattamenti specifici indicati dall’équipe medica.
Anche questi fenomeni fanno parte del processo di adattamento che il corpo affronta dopo la chirurgia e meritano attenzione per evitare che diventino fonte di disagio persistente.
La sindrome delle corde ascellari: una complicanza poco conosciuta
Tra le conseguenze meno note della chirurgia oncologica al seno c’è la cosiddetta Sindrome delle Corde Ascellari, conosciuta anche con il termine inglese Axillary Web Syndrome (AWS).
La donna può avvertire una sensazione di tensione o di “tirare” lungo l’ascella e il braccio, soprattutto quando cerca di sollevarlo. In alcuni casi sono addirittura visibili o palpabili dei sottili cordoni sottocutanei che limitano il movimento e provocano dolore.
Pur non essendo una condizione pericolosa, può incidere significativamente sulla qualità della vita e beneficiare di un percorso riabilitativo mirato.
Il rischio di linfedema dopo il tumore al seno
Quando si parla di effetti collaterali dell’intervento al seno, uno dei temi più importanti è il linfedema. L’asportazione dei linfonodi e, in alcuni casi, la radioterapia possono alterare il normale drenaggio della linfa, favorendo l‘accumulo di liquidi nei tessuti del braccio.
Il risultato può essere una sensazione di pesantezza, gonfiore, tensione e riduzione della mobilità. Non tutte le donne sviluppano questa complicanza, ma conoscerne i segnali precoci permette di intervenire tempestivamente. Oggi sappiamo che il linfedema non deve essere considerato una conseguenza inevitabile da sopportare passivamente. La diagnosi precoce e un trattamento adeguato possono fare una grande differenza nel controllo dei sintomi e nella conservazione della funzionalità dell’arto.
Perché è importante muoversi fin da subito
Uno degli errori più frequenti dopo un intervento chirurgico è la paura del movimento. Naturalmente esistono tempi e indicazioni che devono essere rispettati, ma nella maggior parte dei casi il recupero beneficia di una mobilizzazione precoce e graduale.
Muovere il braccio con esercizi semplici e controllati aiuta a mantenere la mobilità articolare, riduce il rischio di rigidità e favorisce il corretto funzionamento del sistema linfatico.
«Molte donne pensano di dover aspettare che il dolore passi prima di ricominciare a muoversi», spiega Glowinski. «In realtà, quando il movimento è guidato e adeguato alla fase post-operatoria, rappresenta spesso una parte importante della terapia».
Non bisogna imparare a convivere con il dolore
Dolore, rigidità, gonfiore o limitazione dei movimenti vengono spesso considerati conseguenze inevitabili dell’intervento. In realtà, molte di queste problematiche possono essere trattate e migliorate attraverso percorsi riabilitativi personalizzati. Per questo è importante non sottovalutare i sintomi e confrontarsi con professionisti esperti quando qualcosa non procede come dovrebbe.
Il recupero dopo un intervento per tumore al seno non riguarda soltanto la guarigione della ferita chirurgica. Riguarda la possibilità di tornare a utilizzare il proprio corpo con fiducia, recuperare autonomia e ritrovare una buona qualità di vita.
Ed è proprio in questo percorso che la fisioterapia e la presa in carico multidisciplinare possono diventare un supporto prezioso, accompagnando la donna ben oltre il momento dell’intervento.
mft Stella Maris Glowinski