Donne e salute mentale: il benessere non è qualcosa che va “meritato”

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Non meritarsi il benessere. Può sembrare un paradosso, ma è un qualcosa che succede nelle menti di molte donne, molte pazienti, molte vite che abbiamo incrociato nel nostro cammino quotidiano. Questo articolo nasce da una chiacchierata con la dottoressa Alessia Pisano, psicologa e amica PCare, che ha voluto raccontarci il suo punto di vista professionale su una situazione che anche noi troviamo più spesso di quanto si pensi. Donne che arrivano a un percorso – di salute fisica o mentale – solo quando sono allo stremo e con un grande senso di colpa nell’impiegare risorse per prendersi cura di sé.

“Non parliamo solo di risorse economiche” Ci spiega la dottoressa Pisano, “che pure non giocano un ruolo marginale. Spesso il senso di colpa sta anche nel togliere del tempo alla famiglia per dedicarlo a sé, al proprio benessere”

Che radici ha questo senso di colpa?

Sicuramente culturali. Ancora oggi la donna, soprattutto sé madre, fatica a mettere i propri bisogni davanti a quelli del resto della famiglia.

Colpa del partner che non si accorge dei suoi bisogni?

Non per forza c’è una pressione da parte del partner o della famiglia di origine, spesso è un meccanismo introiettato per cui quando si diventa moglie e madre le proprie risorse debbano essere investite nella cura degli altri, dimenticandosi di sé stesse. Quando poi si tratta non solo di tempo, ma anche di un investimento economico (e i percorsi di psicoterapia hanno un peso notevole) la resistenza è ancora maggiore. Mi è successo più di una volta che prima di iniziare il lavoro vero e proprio sulle cause che hanno portato una donna da me, ho dovuto lavorare proprio su questo senso di colpa, che si manifesta con frasi del tipo “sono cose futili” “pensavo di farcela da sola”. E questo accade non solo per problematiche psicologiche, ma anche per molti aspetti che riguardano strettamente la salute femminile.

Ad esempio?

Tante problematiche ginecologiche vengono liquidate come “psicosomatiche” ancora oggi. Dolori nei rapporti, vulvodinia, problemi dopo il parto o dopo interruzioni di gravidanza. Quello che vorrei scrivere a lettere cubitali per farlo leggere a più donne possibile è: “Non è tutto nella tua testa”. Corpo e mente lavorano insieme, un non risolto psicologico può portare problematiche fisiche reali, su cui bisogna lavorare con lo specialista adatto.

Le emozioni che si manifestano nel corpo, quindi?

Esatto. È intuitivo, se ci pensiamo. La felicità, l’amore: sono sentimenti che viviamo fisicamente, con “le farfalle nello stomaco”. Allo stesso modo le emozioni negative si intrecciano a sintomi fisici che hanno una radice in eventi traumatici, come ad esempio un parto che non è andato come si sperava, una molestia, un lutto. Mi sono trovata una paziente over 50 arrivata da me con un quadro molto complesso di ansia, attacchi di panico e fantasie di morte che abbiamo scoperto insieme avevano radici nel lutto mai elaborato della morte dei genitori molti anni prima. E così tante altre donne, che vengono in terapia quando sono arrivate al limite estremo. E allora prima dobbiamo intervenire con una sorta di “pronto soccorso” e solo dopo si può cercare di sanare le fratture originarie.

Un paragone calzante con la medicina del corpo

Sì, quello che dico spesso è che come non si può camminare su una gamba fratturata, allo stesso modo anche la mente ha bisogno del suo spazio di cura, e dei suoi tempi di recupero. Non possiamo pretendere un’efficienza (fisica e mentale) immediata a seguito di un trauma, di qualsiasi tipo esso sia. E ho notato anche una grande discrepanza tra la cura che si mette sull’esteriorità e quella (poca) che invece viene riservata alla parte meno visibile di noi, sia del corpo che della mente.

Si trovano tempo e risorse per la palestra e non per lo psicologo?

In poche parole: sì, spesso è così. Parlavamo prima del senso di colpa nel prendersi cura di sé, ebbene, sicuramente la situazione è migliorata rispetto a qualche decennio fa, ma sono ritenute più accettabili le cure che riguardano sport, palestra, aspetto fisico, mentre spesso problemi psicologici, ma anche fisici più sotterranei (da dolori osteoarticolari, problemi ginecologici, problemi digestivi) che causano disagio costante nella vita quotidiana, vengono trascurati proprio perché invisibili. Si cura la facciata della casa ma non il suo interno.

Questo senso di colpa di cui parlavamo come influisce con l’essere madri?

Spesso rende ipervigilanti. Si è consapevoli di avere problemi trascurati e quindi si tende a correre subito ai ripari ai primi segnali di malessere psicologico dei figli. Attenzione: questo non è assolutamente un male, ma moltissime volte mi rendo conto subito che tre quarti del problema del bambino che arriva da me si risolverebbe lavorando solo sulla famiglia. Ormai mi succede spesso spiegare che non posso fare un percorso con il bambino senza prendere in carico anche i genitori. È bello e positivo che si investano tempo e risorse nel benessere dei propri figli. Ma non dimentichiamo: diventando adulti non si perde il diritto alla cura di sé, a tutti i livelli.

Maggio è il mese dedicato alla salute mentale. Che cosa significa davvero, nella vita quotidiana, prendersi cura del proprio benessere emotivo?

Quando parliamo di benessere mentale ci riferiamo alla nostra salute emotiva, cioè alla capacità di riconoscere, vivere ed esprimere le emozioni in modo equilibrato. Possiamo immaginare il nostro mondo emotivo come un sistema idraulico fatto di rubinetti: ogni emozione ha il suo, e ciò che spesso accade è che alcuni — come quelli della paura, della rabbia o del dolore — si otturino o, al contrario, inizino a perdere. Questo squilibrio finisce per influenzare profondamente il nostro rapporto con noi stesse e con gli altri. In terapia, proviamo proprio a intervenire su questo sistema: a regolare il flusso emotivo, a ripristinare l’equilibrio tra i rubinetti, per poter finalmente “sentire” davvero e dare voce, in modo sano, a ciò che proviamo.


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