Dipendenza dagli zuccheri: esiste?

| PNews

Si parla spesso di “dipendenza dagli zuccheri”, quasi si trattasse di una sostanza psicoattiva.

La realtà è che questa definizione non si discosta troppo dalla realtà: l’assunzione ripetuta nel tempo di zuccheri semplici, specialmente se raffinati, genera dei meccanismi di vera e propria dipendenza psico-fisica.

La “voglia di dolce” che assale in determinati momenti ha spesso, per le donne, una motivazione ormonale

Quando il livello degli estrogeni si abbassa, con l’avvicinarsi delle mestruazioni, cala anche la serotonina, e cioè il neurotrasmettitore che regola l’umore.

La serotonina entra in gioco anche nel controllo dell’appetito. quando, per via del calo degli estrogeni, cala la serotoinina, ecco in agguato sbalzi di umore e attacchi di fame, con “voglie” indirizzate soprattutto verso cibi dolci. Questo perché gli zuccheri semplici aumentano i livelli di insulina, a sua volta coinvolta nella riserva cellulare di triptofano (precursore della serotonina).

Avvicinandosi alla menopausa il meccanismo si ripresenta, amplificato

La dipendenza da zuccheri

Ma cosa succede se assecondiamo di continuo questa voglia, o se semplicemente trascuriamo l’alimentazione introducendo di continuo pasti sbilanciati e ricchi di zuccheri?

Si instaura allora un meccanismo “viziato” in cui il corpo comincerà a chiederne sempre di più, coinvolgendo meccanismi fisici, legati ai livelli di glicemia, alla produzione di insulina e ai picchi iper-ipoglicemici che si verificano dopo pasti o snack eccessivamente zuccherini, e psicologici, legati alla sensazione di benessere scatenata dalla dopamina, che innesca un effetto stimolo-ricompensa.

Un’alimentazione non necessariamente povera di carboidrati, ma che li bilanci correttamente evitando i picchi glicemici e tutte le reazioni ormonali ad essi collegate, è l’unico modo per uscire da questa spirale che, sul lungo periodo, m danneggia l’organismo mantenendolo in uno stato di infiammazione continua

Non conta tanto il singolo “sgarro”, ma il comportamento ripetuto. Per questo insistiamo sull’obiettivo di lungo termine dell’equilibrio glicemico, evitando il più possibile i picchi e recuperando con pasti bilanciati le situazioni di squilibrio, evitando digiuni punitivi ma riportando l’organismo alle abitudini corrette.

 

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