Cordone ombelicale: quando tagliarlo? L’esperto del Policlinico Gemelli risponde

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Per molto tempo, nella pratica ostetrica moderna, si è effettuato il clampaggio e taglio del cordone ombelicale subito dopo la nascita. Negli ultimi anni, però, si stanno moltiplicando le evidenze che spingono sempre più strutture ad adottare attivamente una politica di clampaggio ritardato.

Ci siamo fatti aiutare dalla Dr.ssa Alessandra Familiari, ginecologa dello staff del Policlinico Gemelli di Roma, per capire i motivi di questa scelta, che ormai è di prassi nelle strutture più aggiornate e rispettose dei ritmi di un parto fisiologico. 

“Le modalità di legatura e taglio del funicolo (cordone ombelicale) dopo la nascita, definito clampaggio, sono cambiate nel corso del tempo. Da una prassi di clampaggio immediato, eseguito non appena il neonato termina l’espulsione dal canale del parto e il cordone ancora pulsa, si è passati a preferire il clampaggio tardivo in cui si attende che il cordone cessi di pulsare prima di procedere alla legatura e al taglio”.

Come mai ora si sceglie  questa modalità?

“Il clampaggio tardivo consente un maggiore rispetto dell’adattamento fisiologico del neonato all’ambiente esterno, dato che consente al bambino di continuare a ricevere sangue placentare ricco di ossigeno nei momenti successivi alla nascita, mentre inizia a respirare autonomamente. Ci sono quindi dei vantaggi immediati, già osservati agli inizi della pratica ostetrica professionistica, verso la fine del ‘700”

Cosa è cambiato negli anni?

“Fino alla fine degli anni 50 del secolo scorso il clampaggio ritardato era molto diffuso, poi soprattutto con la diffusione dell’analgesia epidurale si è arrivati ad una gestione maggiormente attiva del terzo stadio del travaglio (somministrazione di ossitocina, secondamento con trazione della placenta). All’inizio degli anni 2000 è cominciata una revisione sistematica della pratica che ha portato a riscoprirne i vantaggi”

In che modo?

Gli studi presenti in letteratura su grandi casistiche hanno messo in evidenza che il clampaggio tardivo del cordone ombelicale si associava ad una maggior concentrazione di emoglobina e maggior ematocrito alla nascita, migliori pressioni arteriose e maggior volume ematico circolante, miglior adattamento cardio-respiratorio alla nascita e minori giorni di ventilazione ed ossigeno-dipendenza, nonché una minor necessità trasfusionale. La conclusione: vantaggi immediati senza rischi evidenti, sia nei neonati a termine che pretermine. Tanto che dal 2006 l’International Federation of Gynecology and Obstetrics (FIGO) ha escluso il clampaggio immediato del cordone ombelicale dalla gestione attiva del terzo stadio del travaglio.

Come avviene quindi il parto con clampaggio ritardato?

Dopo la nascita, in attesa dell’espulsione della placenta, il bambino, ancora con il cordone attaccato e pulsante, viene posto sulla pancia della mamma per un primo contatto pelle a pelle. Si è notato infatti che il sangue continua a passare anche se il neonato è più in alto rispetto alla placenta, e si favorisce così il primo bonding mamma-bambino.

Dopo quanto viene clampato il cordone?

La pratica suggerisce di attendere almeno 120 secondi, due minuti, osservando comunque quando il cordone smette di pulsare. I vantaggi, poi, non sono solo alla nascita, ma si vedono a lungo termine

Quali sono?

C’è un’importante azione sulle riserve di ferro a sei mesi di età. Fondamentale per i bambini allattati al seno, che non assumono dunque latte fortificato con aggiunta di ferro, e che permette di arrivare serenamente allo svezzamento e all’introduzione di alimenti solidi contenti ferro senza bisogno di ricorrere a integratori. Possiamo dire che la natura aveva pensato a tutto!

In caso di parto cesareo?

I benefici del clampaggio tardivo riguardano anche i bambini nati da parto cesareo, ed è possibile e raccomandato attendere uno/due minuti anche se il neonato viene alla luce con il taglio cesareo. 

E se il clampaggio tardivo non è possibile?

In caso di emergenza per la mamma o per il bambino, esiste la possibilità di effettuare una “spremitura” o mungitura del cordone per far arrivare più rapidamente il sangue placentare al bambino. Pensiamo alle nascite pretermine, in cui il neonato prematuro ha bisogno di assistenza immediata ma non vogliamo privarlo di questo sangue prezioso che, è stato dimostrato, riduce di molto i rischi di complicazioni come emorragie cerebrali e bisogno di somministrazione di ossigeno anche nei prematuri.

Per chi sceglie di donare o conservare il sangue cordonale come si procede?

Si scende a un compromesso, senza comunque ricorrere al clampaggio immediato. Dati scientifici hanno dimostrato che la raccolta del sangue cordonale può essere effettuata tra 60 e 120 secondi dalla nascita, garantendo comunque una unità di volume adeguato e con una adeguata concentrazione di cellule staminali. In questo modo il bambino riceve comunque una buona parte di sangue dalla placenta, senza compromettere l’esito del prelievo.

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