Congelamento degli ovociti e social freezing

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Congelare gli ovociti: cosa vuol dire?


Si tratta di un intervento di prelievo e conservazione degli ovuli, che potranno essere utilizzati dalla donna stessa per cercare una gravidanza anni dopo il loro congelamento.

Per molto tempo considerata una pratica a cui ricorrere in caso di patologie o in previsione di terapie che possono compromettere la fertilità futura, ultimamente è una pratica a cui iniziano a rivolgersi molte giovani donne per motivi non medici, ma che hanno a che fare in modo più ampio con la libertà di scelta, l’indipendenza, e le grandi modifiche della società e del mondo del lavoro.

Se infatti il picco di fertilità femminile si ha tra i 18 e i 25 anni, non si può dire lo stesso della possibilità materiale di avere e mantenere un figlio. Quella è l’età in cui tantissime donne si stanno realizzando negli studi e nel lavoro, stanno cercando una stabilità sentimentale, e ancora non è il momento per loro di costruire una famiglia.

Lo stesso vale per gli uomini, con la differenza che la fertilità maschile è molto più stabile negli anni rispetto a quella femminile. Aggiungiamoci i pregiudizi del mondo del lavoro verso le neo-mamme, la necessità di mettere in pausa il lavoro nel momento della gravidanza, del parto e del puerperio, e ci accorgiamo della grande disparità che vivono le ragazze di oggi.

Succede quindi di cercare un modo per conciliare i propri sogni di realizzazione personale: figli e lavoro, senza sentirsi inseguite dall’immagine dell’orologio biologico che ticchetta, e senza accontentarsi di relazioni solo perchè il tempo passa.

Si parla in questi casi di “social freezing”: conservare la propria fertilità, “congelarla” letteralmente e metaforicamente nel tempo, in attesa del momento più adatto per concepire un figlio.

L’esperienza di Sofia con il congelamento degli ovociti


Ci ha raccontato la sua esperienza Sofia Odescalchi, una ragazza di 29 anni che, in assenza di patologie, ha deciso di seguire questo percorso

“Uscivo da una lunga convivenza su cui avevo investito tanto e che purtroppo come tante non ha superato la prova del primo lockdown”

Ci ha detto, spiegando i motivi della sua scelta.

Come vedevi il tuo futuro?

“Era un momento buio tra la fine della relazione, il periodo storico complicato. Avevo paura di non farcela a ricominciare tutto da capo, e anche di essere spinta a una nuova relazione solo dal desiderio di creare una famiglia magari accontentandomi della persona sbagliata”

Un figlio era nei tuoi progetti?

“Ho sempre sognato di essere mamma, è un forte desiderio fin da quando sono bambina. La paura di non poterlo realizzare mi faceva soffrire, e ho iniziato a cercare delle alternative”

Come hai deciso di intraprendere questo percorso?

“Ho iniziato a informarmi per capire se questo percorso poteva essere adatto a me, e poi ho fatto i primi test tra cui un colloquio di tipo psicologico per capire le mie motivazioni, in cui ho spiegato le mie speranze e paure per il futuro. Mi sono sottoposta anche a un test medico per verificare la mia fertilità.  Dato che questi risultati non erano molto buoni, e se avessi voluto concepire naturalmente mi sarei dovuta sbrigare, ho deciso di affidarmi alla mia dottoressa che mi ha supportato e guidato.

È stata importante la scelta del medico?

“Importantissima! Consiglio a tutti di trovare prima di tutto un professionista con cui instaurare un rapporto anche dal punto di vista umano, io sono stata aiutata e guidata passo dopo passo, chiarendo ogni dubbio attraverso tutti gli step.”

Ce li vuoi raccontare?

Sofia Odescalchi con la Dottoressa Daniela Galliano che l’ha seguita nel suo percorso

“C’è stato prima di tutto un colloquio e poi anche dei test medici. procedere con il percorso del congelamento. Ho anche scoperto di essere portatrice di una predisposizione genetica per una forma di leucemia, che abbiamo avuto in famiglia, notizia molto utile perché così sappiamo he anche il futuro papà dovrà sottoporsi a test genetici per appurare di non trasmettere questo gene ai figli”

Cosa ti ha convinto in modo particolare?

“È stato fondamentale il test della fertilità, che mi ha fatto capire che per vivere serenamente questo periodo, sia sul lavoro sia nelle relazioni con gli uomini, non potevo rimanere con l’ansia di dovermi “sbrigare a fare figli”. Se dai test fossero usciti risultati migliori, magari avrei aspettato. Ora sono convinta di essermi fatta un grande regalo”

Come si è svolto il percorso?

“Dal lato medico è durato meno di un mese, ci sono stati quindici giorni tosti, quelli della stimolazione ormonale. Dovevo farmi le iniezioni quotidiane da sola, e il mio corpo ha risentito del bombardamento, mi vedevo gonfia e mi sentivo diversa. Il prelievo degli ovuli è stato rapido e indolore, sotto anestesia, non ho avuto problemi particolari dopo, se non un ciclo molto abbondante poi tornato alla normalità. Ho avuto anche la fortuna di non essere mai sola.”

Chi ha condiviso quest’esperienza con te?

“Una mia cara amica ha deciso di accompagnarmi seguendo lo stesso percorso. Ci confrontavamo tutti i giorni su medicinali e sintomi vari, e ci siamo tenute compagnia”

Che reazioni senti quando racconti la tua storia?

“C’è molta comprensione tra le donne, gli uomini sono spesso intimoriti perché si sentono un po’ messi da parte proprio in quanto uomini. Ma io spiego che non ho intenzione di “fare tutto da sola”, ho il desiderio di trovare un partner e formare una famiglia, il fatto di aver messo in banca la mia fertilità mi rende solo più serena riguardo al futuro”

Un consiglio per le tue coetanee?

“Se volete figli ma ancora non è il momento giusto, fate i test per determinare la fertilità, in modo da non trovarvi in futuro con brutte sorprese. In questo modo tutto il potere di decidere è vostro e non del caso o della fortuna”

 


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2 commenti su “Congelamento degli ovociti e social freezing

    1. Non occupandoci direttamente di questa tematica, ma facendo solo informazione, non ci sentiamo di consigliare un centro piuttosto che un altro nè abbiamo riferimenti sui costi

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