Una nuova analisi di sette trial clinici riporta l’attenzione sulla restrizione calorica e sul suo possibile ruolo nei processi di invecchiamento. Ma la domanda non dovrebbe essere soltanto “quanto mangiare meno?”. Per una nutrizione orientata alla longevity, la questione più importante è anche: “come possiamo nutrire meglio il nostro organismo nel tempo?”
La restrizione calorica e l’invecchiamento
Da anni la ricerca studia il rapporto tra quantità di energia introdotta, metabolismo e invecchiamento.
Una recente analisi ha riunito i dati di sette trial clinici randomizzati, per un totale di oltre 800 partecipanti, valutando l’effetto della restrizione calorica su un insieme di biomarcatori associati all’invecchiamento biologico.
I risultati mostrano un miglioramento del biomarcatore composito nei gruppi sottoposti a restrizione calorica. Il dato interessante, però, è che l’effetto non sembra essere spiegato soltanto dalla perdita di peso.
Questo è un punto importante perché ci permette di guardare alla ricerca sulla restrizione calorica da una prospettiva più ampia: non come invito universale a mangiare meno, ma come indicazione del fatto che metabolismo, alimentazione e processi di invecchiamento sono profondamente collegati.
Non è una gara a chi mangia meno
Quando si parla di calorie, il rischio è ridurre una questione complessa a un semplice calcolo matematico.
Ma il nostro organismo non utilizza soltanto energia: utilizza aminoacidi per costruire e mantenere i tessuti, acidi grassi per numerose funzioni biologiche, vitamine e minerali per i processi cellulari e metabolici, fibre e composti bioattivi che interagiscono con il microbiota e con l’organismo nel suo insieme.
Per questo una dieta da 1.500 calorie non è necessariamente equivalente a un’altra dieta da 1.500 calorie.
La qualità degli alimenti, la loro combinazione, la distribuzione durante la giornata e la risposta individuale fanno parte della stessa equazione.
La nutrizione funzionale parte dalla persona
È qui che entra in gioco la nutrizione funzionale.
Non significa semplicemente scegliere alimenti “sani”, ma considerare come quell’alimentazione funziona per quella specifica persona.
Con l’età cambiano la composizione corporea, il metabolismo, il fabbisogno proteico, l’attività fisica, la risposta glicemica e, in molte fasi della vita, anche l’assetto ormonale.
Una strategia alimentare orientata alla longevity dovrebbe quindi tenere conto di questi cambiamenti.
Cosa significa concretamente?
Significa, per esempio, prestare attenzione a:
- adeguato apporto di proteine, soprattutto per sostenere massa e funzione muscolare;
- alimenti ricchi di fibre, importanti per salute intestinale e metabolismo;
- qualità dei grassi, privilegiando fonti alimentari favorevoli al profilo cardiovascolare;
- varietà di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi, in quantità e combinazioni adeguate alla persona;
- qualità e quantità dei carboidrati, considerando risposta glicemica, attività fisica e metabolismo individuale;
- adeguato apporto di vitamine e minerali;
- varietà alimentare e presenza di composti bioattivi naturalmente presenti negli alimenti vegetali.
Non significa inseguire il numero più basso possibile sulla bilancia.
Mangiare meno può avere senso. Ma per chi?
La restrizione calorica studiata nei trial clinici è un intervento strutturato e monitorato, non coincide con il saltare pasti, seguire una dieta drastica o mangiare troppo poco.
Inoltre, quando si riduce l’introito energetico, diventa ancora più importante mantenere un’alimentazione nutrizionalmente adeguata.
Nel trial CALERIE, per esempio, la restrizione calorica è stata accompagnata da educazione e supporto nutrizionale e i partecipanti hanno mantenuto l’adeguatezza dei micronutrienti. Al tempo stesso, gli studi evidenziano che una restrizione prolungata può comportare anche una riduzione della massa magra e della densità minerale ossea, aspetti particolarmente importanti da considerare quando si parla di healthy aging.
Per questo “meno” non può diventare automaticamente sinonimo di “meglio”.
Longevity significa preservare la funzionalità
L’obiettivo di un percorso di longevity non dovrebbe essere semplicemente prolungare gli anni di vita.
È altrettanto importante cercare di preservare il più possibile funzionalità, autonomia e qualità della vita.
E questo significa occuparsi di più dimensioni contemporaneamente:
- metabolismo,
- composizione corporea,
- massa muscolare,
- salute cardiovascolare,
- intestino,
- sonno,
- movimento
- salute cognitiva.
La nutrizione è uno degli strumenti attraverso cui possiamo sostenere questi sistemi attraverso scelte alimentari coerenti con le esigenze dell’organismo e con la fase della vita che stiamo attraversando.
Longevity PCare
In PCare, il percorso Longevity nasce proprio da questa visione.
Un approccio multidisciplinare e personalizzato che parte dalla persona e dalle sue caratteristiche, per lavorare su alimentazione, metabolismo, composizione corporea, movimento e, quando indicato, sugli aspetti ormonali e sull’integrazione.
“Non solo più anni, ma più vita”