La menopausa, al contrario di quanto si pensa, non coincide con un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale. Una nuova ricerca mostra un pattern strutturale diverso da quello osservato durante altre grandi transizioni ormonali femminili. Ma questo non significa che durante la menopausa il cervello non cambi: significa che dobbiamo imparare a guardare a questa fase con maggiore attenzione e senza l’idea del “declino inevitabile”.
Per molto tempo la menopausa è stata raccontata soprattutto attraverso ciò che si perde: estrogeni, massa muscolare, densità ossea, energia, memoria. Anche il cervello è spesso entrato in questa narrazione, con l’idea che la menopausa potesse coincidere con una sorta di accelerazione dell’invecchiamento cerebrale.
Una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications suggerisce però una prospettiva diversa.
Il cervello femminile cambia durante le grandi transizioni ormonali
Lo studio ha confrontato i cambiamenti strutturali del cervello durante tre importanti transizioni della vita femminile: pubertà, gravidanza e menopausa.
I ricercatori hanno analizzato dati di neuroimaging longitudinali utilizzando lo stesso approccio analitico e includendo gruppi di controllo, per distinguere i cambiamenti legati alla transizione ormonale da quelli che possono essere semplicemente associati al normale sviluppo o all’invecchiamento. Il gruppo relativo alla menopausa comprendeva 843 donne, di cui 120 osservate nel passaggio da pre- a post-menopausa.
I risultati sono particolarmente interessanti.
Durante pubertà e gravidanza è stata osservata una riduzione della materia grigia corticale rispetto ai rispettivi gruppi di controllo, coerente con processi di riorganizzazione cerebrale.
Durante la transizione menopausale, invece, non è stata osservata una riduzione significativa del volume totale o corticale della materia grigia. Anzi, le donne che attraversavano la menopausa mostravano un andamento diverso sia dalle donne in premenopausa stabile sia da quelle già in postmenopausa stabile.
Non significa che “in menopausa il cervello non cambia”
Questo però non significa che la menopausa non produca alcun cambiamento cerebrale.
Gli autori stessi invitano alla cautela: la menopausa è stata definita sulla base dell’auto-riferimento e non sono state raccolte misure ormonali direttamente comparabili tra i gruppi. Inoltre, il fatto che non sia stata osservata una riduzione volumetrica non permette di stabilire da solo che cosa questo significhi in termini di funzionamento cognitivo o di salute futura del cervello.
La conclusione più interessante è quindi un’altra: la menopausa sembra essere una transizione neurobiologicamente distinta, non semplicemente un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale.
E allora perché durante la menopausa possiamo sentirci più “annebbiate”?
Il cosiddetto brain fog è una delle esperienze frequentemente riferite durante la transizione menopausale.
Difficoltà di concentrazione, maggiore fatica mentale, dimenticare una parola o avere la sensazione di essere meno lucide possono essere reali e avere un impatto significativo sulla vita quotidiana.
Le evidenze disponibili indicano che le difficoltà cognitive soggettive sono comuni soprattutto durante la transizione menopausale e negli anni immediatamente successivi. Possono essere influenzate dalla fase della menopausa, ma anche da sonno disturbato, sintomi vasomotori, cambiamenti dell’umore e altri fattori che spesso si modificano nello stesso periodo.
Questo è importante perché un sintomo cognitivo non equivale automaticamente a un danno strutturale del cervello, e, allo stesso tempo, non significa che debba essere ignorato.
Il cervello va sostenuto insieme al resto dell’organismo
La salute cognitiva non è separata dalla salute metabolica e cardiovascolare.
Pressione arteriosa, glicemia, insulino-resistenza, profilo lipidico, composizione corporea, attività fisica, sonno e alimentazione sono tutti elementi che contribuiscono alla salute complessiva e, nel lungo periodo, anche a quella cerebrale.
È proprio qui che una prospettiva di healthy aging e longevity diventa interessante.
Non aspettare che compaia un problema, ma utilizzare le transizioni fisiologiche della vita come momenti in cui fare il punto e capire di cosa ha bisogno il nostro organismo.
Nutrizione funzionale: non una dieta “anti-aging”
Non esiste un alimento capace di fermare l’invecchiamento cerebrale.
Esiste però un’alimentazione che può contribuire a sostenere la salute metabolica e cardiovascolare e a fornire al cervello i nutrienti di cui ha bisogno. La nutrizione funzionale parte proprio da qui: dalla valutazione della persona, delle sue abitudini, della composizione corporea, del metabolismo e delle eventuali necessità nutrizionali.
Una particolare attenzione può essere rivolta alla qualità complessiva della dieta, al giusto apporto proteico, oltre alla gestione dell’equilibrio glicemico.
La Menopause Society indica, tra gli approcci associati al mantenimento della salute cognitiva, un’alimentazione di tipo mediterraneo, l’attività fisica e mentale, la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare e l’attenzione a condizioni come ipertensione, diabete e ipercolesterolemia.
Movimento e massa muscolare: anche il cervello ne beneficia
La longevity non può essere costruita soltanto a tavola. Con l’avanzare dell’età diventa fondamentale preservare massa muscolare, forza, equilibrio e capacità di movimento.
L’attività fisica regolare è parte integrante di una strategia di healthy aging e si inserisce in un quadro più ampio di prevenzione cardiovascolare e metabolica. Per questo, quando parliamo di salute del cervello, non dovremmo pensare soltanto a memoria e concentrazione. Dovremmo pensare all’intero organismo.
Terapia ormonale e integrazione
Non esiste una formula magica per “bloccare l’invecchiamento”
La scelta di quali integratori e quale (e se) terapia ormonale assumere deve quindi essere fatta insieme al medico, considerando età, momento della menopausa, sintomi, storia clinica, fattori di rischio e obiettivi della persona.
La menopausa può diventare un punto di ripartenza
Forse è proprio questo il messaggio più interessante che possiamo trarre dalla nuova ricerca.
La menopausa non deve essere considerata come l’inizio inevitabile di un declino. È una transizione biologica.
E ogni transizione può diventare un momento utile per fermarsi, osservare cosa sta cambiando e intervenire sui fattori che possiamo realmente modificare.
Alimentazione, movimento, sonno, salute metabolica, salute cardiovascolare, gestione dei sintomi e, quando indicato, terapia ormonale e integrazione possono entrare in un percorso personalizzato.
Non per combattere il tempo, Ma per accompagnare il corpo mentre cambia.
La prospettiva Longevity di PCare
È questa la visione alla base del nuovo percorso Longevity PCare.
Un approccio multidisciplinare che considera la persona nel suo insieme e può integrare nutrizione funzionale, valutazione metabolica ed endocrinologica, salute ginecologica e ormonale, attività fisica personalizzata e integrazione mirata.
“Non solo più anni, ma più vita”