Uno strumento che spopola ormai da qualche tempo è la “friggitrice ad aria”. Un piccolo elettrodomestico che promette piatti veloci, facili, con il gusto del fritto e una frazione delle calorie e dei grassi.
Siete in tanti a chiederci se si possa utilizzare per le preparazioni funzionali, e se vada bene per preparare le nostre ricette PCare che prevedono la frittura.
La risposta è molto semplice: la friggitrice ad aria per gli scopi della nutrizione funzionale non va bene.
La frittura è un metodo di cottura con le sue regole e le sue funzioni per l’organismo. Preparata seguendo le regole corrette fornisce uno stimolo metabolico ed epatico, e grazie all’interazione tra l’alimento e l’olio e allo shock termico provocato dall’immersione, contribuisce al controllo glicemico del piatto.
Inoltre nella frittura tradizionale l’immersione totale in olio sigilla l’acqua all’interno dell’alimento riducendo la dispersione delle vitamine idrosolubili rispetto ad altri metodi di cottura.
Come funziona la friggitrice ad aria?
Si tratta di un elettrodomestico ancora relativamente nuovo, su cui sono in corso test e studi. Prima di tutto partiamo dal nome: la friggitrice ad aria non frigge, ma cuoce l’alimento con un’intensa corrente di aria ad alta temperatura che disidrata l’alimento rendendolo croccante.
L’alimento, disidratandosi, raggiunge temperatura molto alte che vanno spesso a denaturane i principi nutritivi, fino ad arrivare per le cotture prolungate a un’elevata produzione di acrilammide (sostanza tossica e cancerogena) cosa che non accade con il fritto in olio extravergine d’oliva, il cui il film lipidico e l’immersione per tempi brevi proteggono l’alimento, sempre a patto ovviamente che la frittura sia ben eseguita e che non si arrivi a bruciare l’alimento.
Un esempio dell’effetto negativo che la frittura ad aria può avere sul cibo e sulla salute è stato illustrato da uno studio che ha dimostrato che la cottura di varietà grasse di pesce come le sardine in una friggitrice ad aria diminuisce il contenuto di grassi sani (grassi polinsaturi) e aumenta i prodotti di ossidazione del colesterolo, che possono influire negativamente sui livelli di colesterolo.
dott.ssa Beatrice Mösele