Il bambino che “non mangia”: l’alimentazione selettiva

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Un bambino che non mangia, rifiuta sistematicamente tutta una serie di alimenti, al punto da provocarsi il vomito.

”Solo” capricci? Dipende!

A volte i problemi a tavola nascondono un disturbo più complesso, l’ARFID, meglio conosciuto come alimentazione selettiva.

In generale il rapporto con il cibo è una relazione che si costruisce fin dall’infanzia, a partire dallo svezzamento: caricarlo in famiglia di contenuti emotivi, preoccupazione, divieti, punizioni, sicuramente non aiuta a renderlo sereno.

Sviluppare una buona competenza emotiva nei bambini non è un passaggio semplice e soprattutto automatico. Spesso capita che bambini molto emotivi possano far fatica a tollerare emozioni forti e angoscianti e che riversino sul cibo certe tensioni o paure. L’alimentazione è strettamente legata a ciò che i bambini vivono nella quotidianità e spesso il cibo viene utilizzato come mezzo comunicativo per far comprendere ai genitori certi disagi che non riescono a mettere in parola. Per questo motivo diventa fondamentale cogliere i segnali e slegare il prima possibile il cibo da situazioni disfunzionali che possono protrarsi e peggiorare nel tempo. Le difficoltà che si incontrano nel percorso di crescita divengono sfide che sentono troppo grandi e forti per poter essere affrontate.

Per questo motivo il non mangiare spesso prende i connotati di un vero e proprio blocco evolutivo, non sentendosi ancora in grado di sostenere sfide a scuola, separazioni dei genitori, lutti familiari o tollerare un corpo che cresce e cambia. Tutti questi passaggi evolutivi che impongono una messa in gioco e una conseguente perdita di una condizione di sicurezza, spesso rappresentano un arresto evolutivo e per questo motivo questi momenti vanno supportati e accolti nella loro fragilità.

Anche i genitori vanno aiutati a cogliere questi segnali per comprendere al meglio come certi fatti quotidiani e di vita possono incidere sull’emotività e la sensibilità del proprio figlio. Aiutare a mettere in parola certe sofferenze e difficoltà aiuta i bambini a non utilizzare il loro corpo come mezzo di comunicazione di questi vissuti di sofferenza. 

Tra i disturbi alimentari più noti nell’infanzia troviamo l’alimentazione selettiva. I bambini in questi casi:

  • Mangiano solo pochi cibi e si rifiutano di assaggiarne di nuovi.
  • Di fronte a un alimento sconosciuto reagiscono con disgusto e, a volte, con sforzi di vomito.
  • Si distraggono mentre sono a tavola
  • consumano i pasti con lentezza
  • assumono alcuni alimenti solamente se “nascosti” all’ interno dei cibi e delle bevande preferiti.

Non è raro che in certe fasi della crescita alcuni bambini siano particolarmente schizzinosi o selettivi nei confronti del cibo, proprio per il forte legame emotivo. Possono sembrarci poco interessati a mangiare, oppure limitarsi a 5-6 alimenti rifiutando il resto.

Se questi periodi di alimentazione selettiva sono limitati, e il bambino ha comunque una crescita normale, e uno stato psicologico/emotivo sereno, spesso il problema si risolve da solo, magari a scuola con l’imitazione dei compagni. In alcuni bambini, però, l’alimentazione selettiva può compromettere la crescita e lo sviluppo e, in alcuni casi, essere diagnosticabile come disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID).

Parliamo di ARFID se il rifiuto di alimentarsi o di variare l’alimentazione provoca:

  • perdita di peso significativa (o fallimento di raggiungere l’aumento di peso atteso o inadeguata crescita nei bambini)
  • deficit nutrizionale significativo
  • funzionamento dipendente dalla nutrizione enterale o dai supplementi orali
  • marcata interferenza con il funzionamento psicosociale.

Se sospettate di essere alle prese con un disturbo alimentare, anche in fase nascente, non esitate a contattare uno psicologo specializzato, per capire come lavorare insieme ed evitare conseguenze.

Articolo realizzato dalla dott.ssa Greta Manfredonia, Psicologa e Piscoterapeuta Cognitivo-comportamentale, esperta in DCA

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