Fertilità – Le tecniche di PMA spiegate dall’esperto

| 7giornipcare, PNews

Abbiamo visto la scorsa settimana gli scenari relativi alla fertilità delle coppie, i problemi legati all’età e i primi esami non invasivi da fare come accertamenti.

Torna con noi il dott. Giannini per parlare adesso di quali sono i passi successivi se non si riesce a concepire naturalmente nei tempi indicati.

Ci ha spiegato che i primi esami da fare sono dosaggi ormonali e monitoraggio ecografico dell’ovulazione per la donna e analisi del liquido seminale per l’uomo. Ma se anche così è tutto in regola, come si procede?

Se non c’è un’accertata patologia maschile, si procede con un esame più invasivo per la donna, che è l’esame delle tube, per verificare che siano aperte. Anche questo però non è un esame diagnostico per così dire “conclusivo”: nel mio lavoro succede di trovare quasi un 20% di coppie con infertilità sine causa, cioè con tutte le carte in regola per concepire ma che non riescono. 

Come si procede?

Bisogna individuare caso per caso la tecnica di PMA più adatta. La meno complessa e invasiva è la IUI, e cioè l’inseminazione intrauterina, che è una tecnica di primo livello. Viene applicata nella coppie che hanno almeno una tuba aperta e un liquido seminale con leggera riduzione del numero e della motilità degli sprmatozoi.

Come funziona?

Il liquido seminale subisce un trattamento chiamato swim-up, con il quale vengono concentrati gli spermatozoi con migliore motilità e morfologia. Poi si monitora l’ovulazione, cioè lo scoppio del follicolo, e quando questo avviene si inserisce direttamente in utero il liquido così trattato con una piccola cannula.

Che probabilità di successo ha?

Non sono molto alte, circa il 10% per ogni ciclo. Di norma tentiamo per 3-6 cicli di inseminazione.

Prevede stimolazione ormonale?

No, o meglio: solo in alcuni casi. Ad esempio con paziente over 35, ma non sempre, perché aumenta la probabilità di gravidanze gemellari

Quand’è che si passa al livello successivo?

La IUI non è praticabile se le tube sono chiuse, se il liquido seminale è scarso o di bassa qualità,  in caso di endometriosi o ancora per donne sopra i 40 anni (dove avrebbe scarsissime probabilità di successo). Anche quando la IUI fallisce, dopo 3-6 cicli (anche a seconda dell’età della coppia) si passa alle tecniche di fecondazione in vitro

Quali sono?

Sono la FIVET e la ICSI. Per la donna la preparazione farmacologica è la stessa. C’è un ciclo di stimolazione ormonale che porta a maturazione più follicoli contemporaneamente. Quando si ottiene un numero di follicoli con le giuste dimensioni si programma il pick-up (prelievo) degli ovociti. Da quel momento le due tecniche si differenziano: nella FIVET  ciascun ovocita viene circondato da circa 100.000 spermatozoi e si attende che uno spermatozoo lo fecondi naturalmente. 

Nella tecnica  ICSI: si seleziona un singolo spermatozoo che viene direttamente iniettato nell’ovulo e si utilizza nel caso di un grave deficit del liquido seminale.

Le percentuali di successo?

Dipendono principalmente dall’età della donna.

Sappiamo che dopo i 35 anni diminuiscono . I dati pubblicati dal Registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che la media nazionale delle percentuali di gravidanza per ciclo diminuiscono linearmente dal 24% per le pazienti con meno del 24% l 5,7% per quelle con più di 43 anni.

Quando viene trasferito l’embrione?

Fra la terza e la quinta giornata. Io di norma preferisco il transfer in quinta giornata, cioè quando l’ovulo fecondato è arrivato a blastocisti, e questo per più motivi. Il primo è che solo gli embrioni che hanno reali probabilità di successo arrivano allo stadio di blastocisti, il secondo è che la blastocisti ci consente di ridurre il tasso di gravidanza gemellare e infine ci permette di effettuare una diagnosi preimpianto, uno screening genetico di patologie (simile a quello che si fa con l’amniocentesi) che porterebbero a problemi in gravidanza o dopo la nascita. In questo modo siamo sicuri di effettuare il tentativo di fecondazione con embrioni che non presentino importanti alterazioni cromosomiche. 

Se più embrioni arrivano a blastocisti cosa succede?

Se ci sono embrioni in sovrannumero, questi vengono congelati, in modo da avere sia la possibilità di nuovi tentativi senza ulteriore stimolazione ormonale nel caso il primo non andasse a buon fine sia per una nuova gravidanza negli anni successivi. Faccio un esempio: un embrione proveniente dall’ovulo di una donna di 35 anni, sè questa deciderà di avere una nuova gravidanza a 39 anni avrà sicuramente più probabilità di successo di un embrione ottenuto quattro anni dopo. Questo perché la donna nasce già con la riserva ovarica completa, e più passano gli anni più gli ovuli, per dirla banalmente, “invecchiano” e sono quindi più a rischio di danno cromosomico.

Ha messo spesso l’accento sul fatto dell’età. Ma cosa può fare una donna, o una coppia, che ha intenzione di avere figli ma non ha ancora le condizioni di vita adatte?

Sicuramente l’uomo potrebbe fare uno spermiogramma e una visita andrologica per vedere se ci siano problemi di base e intervenire in tempo.

Una donna potrebbe fare un’esame per verificare la riserva ovarica(AMH Ormone Antimulleriano), e anche pensare di ricorrere al social freezing, e cioè sottoporsi a stimolazione ormonale, prelevare e congelare gli ovuli in un’età in cui sono di qualità migliore per poi utilizzarli in seguito per una fecondazione assistita.

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