Alimentazione e umore: diete carenziali e controllo glicemico

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L’equilibrio tra alimenti nella dieta influisce sull’umore a livelli molto profondi e potenti. Diete sbilanciate per eccesso o per carenza di un gruppo di nutrienti hanno ripercussioni non solo sul fisico, ma anche sulla mente, andando a sconvolgere i processi di produzione e trasmissione dei neurotrasmettitori che regolano l’umore.

La serotonina e l’alimentazione

Conosciamo tutti, almeno di nome, la serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”. È un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello a partire dal triptofano, un aminoacido essenziale.
In quanto mediatore chimico, agisce su vari processi del nostro organismo: la regolazione dell’umore, il sonno, la sensibilità al dolore, la regolazione della pressione arteriosa.

Il consumo di carboidrati, agendo attraverso la secrezione di insulina, aumenta il rilascio di serotonina: ecco perché in situazioni di tristezza, stress, o disagio, si tende a cercare più frequentemente cibo ricco di zuccheri.

Un pasto ad alto carico glicemico scatena, grazie a questo meccanismo, una rapida sensazione di benessere, ma il picco ipoglicemizzante che ne consegue innesca il cortisolo, l’ormone dello stress, che favorirà la produzione di dopamina e noradrenalina, innescando un circolo vizioso in cui si tenderà a cercare alimenti dolci o ricchi di carboidrati con sempre maggior frequenza.

Carico glicemico: controllarlo per aiutare l’umore

L’insulinoresistenza, anticamera del diabete, è anche collegata a livelli significativi con la depressione. Studi suggeriscono infatti che l’insulino-resistenza inneschi la produzione di ormoni controregolatori, come il cortisolo, che svolgono un ruolo nella depressione.

Controllare il carico glicemico dei pasti è quindi importante non solo per mantenere stabile il peso e la produzione di insulina, ma anche per regolare gli ormoni responsabili dell’umore.

Diete iperproteiche, sì o no?

Non bisogna però cadere nella trappola di considerare i carboidrati ”il male”.

Le diete che li eliminano del tutto possono portare benefici in alcuni casi controllati, ad esempio depressione clinica, disturbo bipolare, alzheimer. Ed è vero anche che sono molto utilizzate da sportivi e per perdere peso. Ma qualsiasi dieta che riduca moltissimo o elimini del tutto un certo tipo di nutrienti (che siano grassi o carboidrati) deve essere seguita sotto controllo medico

Senza carboidrati, infatti, soprattutto se portiamo avanti la dieta per tempi prolungati (sopra i 6 mesi), si aumenta il rischio di ansia e depressione, proprio perché i carboidrati sono collegati alla produzione di serotonina.
Non solo: chi sperimenta una dieta iperproteica spesso soffre, soprattutto nel primo periodo, di quella che viene chiamata “Keto-flu”, cioè influenza da chetosi.
Mal di testa, nausea, dolori intestinali, vomito, tendenza a contrarre malanni di stagione più di frequente per un abbassamento delle difese immunitarie. Secondo recenti ricerche, questi sintomi colpiscono una persona su tre sotto dieta iperproteica.

La nutrizione funzionale

Come per i grassi, altro nutriente un tempo demonizzato nelle diete e di cui ora invece si riconosce l’importanza anche nella perdita di peso, per i carboidrati l’accento deve essere su qualità e bilanciamento ancora prima che sulla quantità.

Ecco perché nei regimi di nutrizione funzionale non ci concentreremo mai su singoli alimenti o nutrienti, ma si punterà alla sinergia fra gli alimenti e i loro abbinamenti, con programmi alimentari su misura non solo per chi vuole perdere peso ma anche per problemi specifici che avranno vantaggi da cambi di alimentazione.

 

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